Come imparare a cavarsela da soli

COME DIVENTARE AUTONOMI

Imparare a cavarsela da soli è il primo passo per diventare indipendenti.

Questa è una fase che può riguardare anche l’età adulta perché non sempre è facile trovare la soluzione senza appoggiarsi ad altri.

Imparare a cavarsela da soli è una competenza fondamentale per vivere in maniera autonoma e affrontare le sfide quotidiane con serenità.

Avere maggiore controllo sulla nostra vita significa anche sapersela cavare da soli in ogni situazione.

Esiste un modo per imparare a cavarsela da soli?

In realtà non ci sono delle vere regole per essere autonomi, ma con un po’ di impegno si può migliorare ogni giorno.

Spesso quando si sta per lasciare casa dei genitori oppure quando si deve affrontare un nuovo lavoro si percepisce l’esigenza di cavarsela da soli.

All’inizio si può avvertire un leggero senso di timore, ma poi, un poco alla volta, sarà possibile essere autonomi.

Uno die vantaggi di chi sa cavarsela da solo è l’autonomia e la possibilità di decidere sempre della propria vita.

Se da una parte non chiedere aiuto può risultare difficile per alcuni individui, dall’latra può essere molto gratificante fare da soli.

Chi desidera sviluppare più indipendenza deve imparare ad utilizzare delle piccole strategie quotidiane.

Essere più autonomi significa essere più sicuri della nostra forza.

Perché è importante cavarsela da soli

Saper gestire la propria vita senza dipendere dagli altri aiuta a non temere il rifiuto.

Se puoi fare da solo non avrai paura di non ricevere aiuto dagli altri.

Potrai aumentare la fiducia in te stesso e scoprire che puoi affrontare sfide ed ostacoli.

Fare da soli si traduci in maggiore resilienza e capacità organizzative.

Potrai sviluppare le tue abilità decisionali. Dunque avrai tu la responsabilità di ciò che fai e questo ti aiuterà a crescere.

Fare da sé riguarda anche la capacità di organizzare il denaro in base alle entrate e non dover mai chiedere aiuto a gli altri.

Essere indipendenti non significa fare tutto da soli, ma saperlo fare!

Consigli pratici per diventare più indipendenti

Comprendere quali sono i tuoi punti deboli è un buon punto dipartenza.

Se sai di non essere organizzato nella gestione della casa, potrai preparare un calendario settimanale con le cose da fare, la lista della spesa, le pulizie da effettuare e molto altro.

Chi non sa gestire il denaro deve avere maggiore controllo su quello che entra e quello che esce e lasciare sempre una piccola somma da parte per le emergenze.

Esistono molte app che aiutano nella quotidianità e che possono rappresentare un valido supporto per chi desidera una vita ben organizzata.

Imparare a cavarsela da te significa avere cura di organizzare il proprio tempo.

Il valore della routine

Grazie a semplici routine quotidiane puoi pianificare gli impegni e imparare a gestire le scadenze.

La capacità di autogestirsi e rispettare i propri obiettivi è il primo segno di sapersela cavare da soli.

La cosa importante è fare un passo alla volta e trovare il giusto equilibrio tra impegni e tempo libero.

Gestire le emozioni e non lasciarsi sopraffare da stress e impegni quotidiani è un modo per raggiungere un buon equilibrio che si traduce in benessere psico-fisico.

Affrontare gli imprevisti con maturità

Se c’è un imprevisto non bisogna mai farsi prendere dal panico.

La cosa più importante è analizzare ogni situazione e pensare alla soluzione più rapida ed efficace.

Chiedere aiuto quando serve

Essere indipendenti non significa non avere più nessun aiuto dall’esterno, a volte si chiede a volte si offre!

La vera differenza è che si impara a chiedere solo quando si ha davvero bisogno di farlo.

Benefici dell’indipendenza

L’indipendenza è una sensazione piacevole a tutte le età. Persino i bambini provano gratificazione quando imparano ad andare da soli in bagno, a scrivere, a vestirsi.

La fiducia in se stessi e nelle proprie capacità organizzative incrementa l’autostima e ci rende più consapevoli dei nostri limiti così da poter migliorare ogni giorno.

Imparare a cavarsela da soli è un percorso che richiede tempo, pratica e pazienza, ma ciò che è sicuro è il risultato: soddisfazione assicurata.

Adolescenza e dintorni

gestire un figlio adolescente

Adolescenza ed emotività sono due parole che si combinano alla perfezione.

La sfera emotiva dei giovani è un fattore molto rilevante che ogni genitore deve monitorare.

Ma come si fa a capire e sostenere i nostri figli durate la loro crescita e, soprattutto nel periodo critico dell’adolescenza?

Adolescenza ed emotività: cosa succede?

Uno scossone emotivo

L’adolescenza è una fase decisamente complessa e a dir poco turbolenta per la maggior parte dei ragazzi.

È l’età delle prime grandi scelte, delle impattanti trasformazioni fisiche e dei cambiamenti interiori. In questa fase della crescita arrivano le emozioni forti e spesso difficili da gestire sia per loro stessi che per noi genitori.

Ovviamente, come dico sempre io, non si può gestire nulla se prima non si è compreso a fondo.

Il fatto è che spesso i nostri figli sono chiusi, non si aprono con noi e capire i loro stati d’animo può diventare una vera impresa.

Comprendere cosa accade nella mente e anche nel cuore di un adolescente è un passo decisamente basilare per accompagnarlo con maggiore consapevolezza verso l’età adulta.

 L’adolescenza: una montagna russa di emozioni

Qualcuno la definisce proprio così: una montagna russa emotiva in cui in una sola giornata si passa dal ridere al piangere con estrema facilità.

Durante l’adolescenza il cervello attraversa una elaborata riorganizzazione che causa uno squilibrio momentaneo tra emozioni, impulsi e pensiero logico.

Questo squilibrio è, infatti, la causa principale della loro impulsività, dei cambiamenti di umore improvvisi e della loro constante ricerca di emozioni intense.

 

Adolescenti ed emozioni

A proposito di emozioni, l’adolescenza è l’età delle grandi emozioni, delle scoperte e della conoscenza di se stessi.

L’amicizia, i primi amori, la famiglia… Ogni rapporto viene vissuto con intensità.

Rabbia

Tra tutte le emozioni, a volte emerge anche la rabbia.

Spesso è un’emozione di superficie, che può nascondere frustrazione, insicurezza o anche paura.

Un figlio adolescente spesso si sente non capito, giudicato o ingiustamente limitato nella propria libertà.

Malinconia

Il confronto con sé stessi e la consapevolezza del corpo che cambia possono destare momenti di tristezza nei giovani.

Si innesca una costante ricerca della propria identità e spesso ci si sente vulnerabili, diversi, insicuri.

I nostri figli adolescenti sono profondamente scossi dal loro cambiamento sia fisico che psicologico, ma non comprendono le cause del loro malessere e spesso tendono ad attribuirle ai genitori.

Ansia

L’ansia è l’immediata risposta alla pressione sociale, scolastica e personale a cui si sente sottoposto un adolescente.

Il bisogno di “essere all’altezza” delle aspettative del gruppo di coetanei può causare stress e tensione, così come il desiderio di assecondare le aspettative di insegnanti e genitori.

Entusiasmo

Quando un adolescente si appassiona a qualcosa, come ad esempio ad una relazione, ad amicizia o ad un progetto, inizia a vivere intensamente e con  totalità la sua nuova passione.

Non è raro però veder spengere quello stesso entusiasmo iniziale da un attimo all’altro…

La loro altalena emotiva è sempre dietro l’angolo e noi genitori dobbiamo supportarla e, ahimé, anche sopportarla!

Il ruolo degli adulti nell’emotività adolescenziale

Cosa possiamo fare noi genitori? Che ruolo abbiamo in questa fase della vita dei nostri figli?

Non sempre è facile trovare le parole giuste per supportare un adolescente arrabbiato, triste, malinconico o confuso.

Inoltre anche noi adulti, nel ruolo i genitori, potremmo trovarci di fronte a situazioni nuove che non sempre sappiamo già come aiutarli a gestirle.

Ascolto e disponibilità

A mio parere la prima cosa da fare è ascoltare.

Lasciarli parlare, sentire le loro idee e provare a comprendere le loro emozioni.

Questo ovviamente quando ci troviamo di fronte ad adolescenti che si aprono e che sono disposti al dialogo.

Dobbiamo ascoltarli senza farli sentire giudicati. Un ascolto pacato è la base da cui partire. Non facciamoli sentire inappropriati a causa delle loro reazioni, ma al contrario spieghiamo loro che anche noi siamo stati adolescenti e comprendiamo i loro stati d’animo.

Non stanno esagerando! L’adolescenza e l’emotività non sono qualcosa da condannare, ma da maneggiare con cura e amore.

Accogliere le emozioni

Dire “Capisco che ti senti arrabbiato, triste o confuso” aiuta un giovane ragazzo a dare un nome a ciò che prova e a comprendere meglio le proprie sensazioni.

Le emozioni non vanno negate, ma riconosciute e accolte.

Dare tempo e spazio alla comunicazione

Non forzare il dialogo, ma renditi disponibile. A volte il silenzio è solo una forma di difesa. La fiducia si costruisce nella continuità e c’è biosgno di tempo.

Educare all’intelligenza emotiva

Da sempre sono sensibile a questo argomento.

A mio parere l’intelligenza emotiva è qualcosa che deve essere “insegnato” ai nostri figli  giorno dopo giorno.

adolescenza ed emozioni

E’ importante sensibilizzarli e renderli più consapevoli riguardo i sentimenti e le emozioni.

Insegnare loro a riconoscere le emozioni, a esprimerle in modo costruttivo e a tollerare momenti di frustrazione può essere molto utile. Per questo motivo noi per primi dobbiamo afre attenzione a questi dettagli.

Anche il genitore è un modello emotivo. Noi per primi dobbiamo essere sensibili nei confronti della sfera emotiva.

Se necessario chiedere aiuto

Se le emozioni diventano troppo intense è importante coinvolgere uno psicologo o uno specialista.

Anche se il ruolo di un genitore è molto importante, a volte da solo non basta per risolvere momenti difficili e superare ostacoli più complicati.

L’aiuto di una figura professionale può davvero fare la differenza.

Un percorso lungo e intenso

L’adolescenza e l’emotività che ne deriva non devono rappresentare un problema da risolvere, ma un percorso da affrontare nel miglior modo possibile. E’ una fase che riguarda tutti i giovani e ognuno di loro ha esigenze personali che un genitore deve interpretare.

Gli adolescenti non vogliono essere modificati ma semplicemente compresi e supportati.

Quando noi genitori riusciamo ad avvicinarci al loro mondo interiore senza risultare troppo invadenti e senza dare l’idea di prendere i mano completamente la situazione, essi si sentiranno affiancati e non sostituiti nel loro ruolo.

Anche se non è semplice, proviamo un po’ alla volta a diventare un punto di riferimento sicuro per i nostri figli adolescenti, anche nei momenti più difficili.

Si cresce anche attraverso le emozioni ed è grazie ad esse che si conosce a fondo la nostra personalità e si impara  a gestire ogni stato d’animo.

Spesso ho difficoltà a connettermi con i miei figli perché loro mettono dei muri alti e non so come abbatterli senza irrompere nella loro privacy.

I nostri figli sanno come chiederci aiuto. Anche uno sguardo può significare una richiesta di supporto e noi dobbiamo cogliere tutto questo ogni giorno.

E’ difficile e non tutti i figli ci rendono partecipi delle loro lotte interiori, dei disagi, dei problemi con i coetanei, con la scuola… Con i primi amori.

Dobbiamo trovare le parole giuste per affrontare adolescenza ed emotività tipica di questa fase della crescita dei nostri figli.

Forse il messaggio che possiamo mandare loro è : se ti serve io ci sono. Non sono qui per giudicarti, ci sono passata anch’io… Se hai dei dubbi chiedi a me.

Ci vuole costanza, impegno e la capacità di trovare le prole giuste. Ma con un briciolo di fortuna possiamo aprire quella porta che ci condurrà al cuore e  ci permetterà di sostenerli  e tenerli per mano quando ne hanno bisogno.

Come deve essere un buon genitore?

GENITORIALITA

Probabilmente almeno una volta nella vita, un padre o una madre si pongono questa domanda.

Oltre alle caratteristiche individuali, al tipo di figlio e al contesto in cui si vive, si cerca di inseguire un prototipo di BUON GENITORE a tutti i costi!

Ma come deve essere un buon genitore: autoritario, autorevole o permissivo?

Esistono diversi stili genitoriali e, spesso, ci si chiede quale sia il più efficace e, soprattutto, se sono adatti a tutti i figli.

 

stile genitoriale

Stili Genitoriali a confronto

Essere genitori è un compito complesso che richiede amore, pazienza e capacità di adattamento.

Ecco, proprio sulla capacità di adattamento vorrei fare la mia riflessione su questo argomento.

La vera sfida di un essere umano che inizia il suo viaggio nel ruolo di genitore è proprio la capacità di adattamento e il coraggio di evolversi, modellarsi e modificare i propri punti di vista.

Quante volte ci siamo trovati a giudicare l’operato di altri? Soprattutto quando non si hanno figli, talvolta ci si trova a giudicare “da fuori” situazioni complesse che invece necessitano di sensibilità e rispetto.

Partiamo dal fatto che ogni figlio è diverso.

Anche nello stesso nucleo familiare i figli appaiono spesso completamente diversi, se pur con delle linee comuni di educazione.

Esiste però il temperamento. Qualcosa che non possiamo certo controllare, ma che, da genitori, dobbiamo imparare  a gestire, modellare e guidare nel miglior modo possibile.

Un figlio rappresenta in qualche modo il riflesso di ciò che siamo e di ciò che facciamo.

E’ un piccolo noi, un mondo connesso al nostro che, però, viaggia su binari diversi e non deve essere a nostra immagine e somiglianza.

 

L’esempio dei genitori

E’ chiaro che il nostro esempio ha un grande valore.

Se dici a tuo figlio di non rubare, ma ti vede farlo. Tuo figlio potrebbe diventare un ladro.

Ora questo è un esempio forte, ma possiamo riportarlo nella vita più “normale”  pensando a quando urlando, diciamo ai nostri figli di non gridare.

Ecco come il bambino può entrare in confusione.

Stiamo parlando ovviamente di situazioni generali che non devono essere prese alla lettera in casi più specifici che, invece, necessitano del supporto di figure professionali adeguate.

Il temperamento è qualcosa che abbiamo già dalla nascita. E’ un dato innato che però un genitore può stimolare o alleggerire in base al proprio sistema educativo, al rapporto che instaura con i figli.

Uno degli aspetti più studiati in psicologia evolutiva è il modo in cui i genitori interagiscono con i figli: lo stile genitoriale.

Spesso mi sono documentata per avere una consapevolezza maggiore sul mio ruolo e su come potevo migliorarmi e adattarmi alla crescita dei miei figli.

Comprendere il proprio stile educativo può aiutare a migliorare la relazione con i figli e a sostenere il loro sviluppo emotivo, sociale e cognitivo.

Cosa sono gli stili genitoriali?

Il concetto di stile genitoriale si riferisce all’insieme di atteggiamenti, comportamenti e metodi comunicativi che un padre o una madre adottano nel crescere i propri figli.

Gli studi della psicologa Diana Baumrind negli anni ’60 hanno identificato tre principali stili genitoriali, successivamente ampliati dalla ricerca:

Stile Autoritario

Lo stile autoritario è sicuramente noto per le sue caratteristiche più evidenti.

L’elevato controllo, la disciplina rigida e inflessibile, la scarsa apertura al dialogo tra genitori e figli, regole dure e alte aspettative da parte dei genitori.

Queste sono alcune delle caratteristiche che possiamo riconoscere nello stile genitoriale autoritario.

La famosa frase “E’ così perché lo dico io” è tipica di un genitore autoritario che non lascia la minima autonomia di azione e possibilità di confronto.

Ciò che riassume questo concetto è la parola obbedire, come forma primaria di educazione.

Che effetti potrebbe avere questo stile educativo?

Ovviamente sempre in base al carattere del figlio e agli eventi a cui è sottoposto, potrebbe sviluppare insicurezza, ansia, scarsa fiducia in se stesso.

I suoi rapporti con gli altri potrebbero essere basati sul senso di obbedienza e potrebbe avere scarsa capacità decisionale o autonomia.

Questo, ipoteticamente, perché la sua educazione è basata sull’assecondare le richieste che gli vengono fatte e rispettare le regole che gli vengono imposte.

Ciò non vuol dir che rispettare le regole sia sbagliato, ma ci deve essere elasticità e apertura al dialogo e al confronto affinché esse assumano il giusto significato e non siano solo una imposizione.

Stile Permissivo

Uno stile genitoriale permissivo è basato sull’affetto, l’apertura mentale, l’accoglienza, un basso controllo e assenza o scarsa presenza di limiti e regole.

I figli decidono autonomamente ciò che li riguarda e non subiscono il ruolo dei genitori in quanto basato sull’evitamento del conflitto.

Per citare anche in questo caso una frase tipica del genitore permissivo potremmo penare al classico “Lascialo fare è un bambino…”

Che effetti potrebbe avere questo stile educativo?

Difficoltà a rispettare regole e limiti fuori dall’ambito familiare, eccessiva impulsività e problemi nella gestione delle frustrazioni. I figli che vengono cresciuti da genitori permissivi sono autonomi nel decidere, ma faticano a sviluppare un vero e proprio senso di responsabilità.

Stile Autorevole

Lo stile genitoriale autorevole, infine, sembra essere quello che esprime alto affetto combinato con poche regole chiare e stabilite. Vi è una comunicazione aperta tra genitori e figli e un dialogo sincero e costante.

Questo sistema educativo promuove l’autonomia ma ne mantiene un controllo a distanza costante. E’ uno stile genitoriale che favorisce la fiducia nelle proprie capacità grazie al supporto e alla spinta che il figlio riceve.

In qualche modo vige una disciplina coerente, consapevole e trasparente che il genitore non impone in modo autoritario, ma spiega e condivide la propria idea con il figlio.

“So come ti senti, ma questa è la regola” è una delle frasi che può rappresentare il genitore autorevole. Spiega chiaramente la conoscenza  e consapevolezza del ruolo dei figli e dei loro punti di vista, pur conservando un ruolo di riferimento per loro.

Che effetti potrebbe avere questo stile educativo?

I figli cresciuti in questo clima educativo mostrano maggiore autostima e capacità di esprimere le loro competenze sociali. Sono abituati ed educati al dialogo e al rispetto. La capacità di autoregolare le proprie emozioni li rende più consapevoli e capaci di affrontare le difficoltà.

Costruiscono relazioni solide con i genitori e comunicano con essi in modo rispettoso e aperto.

Qual è lo stile genitoriale migliore?

Il mio modesto parere è che lo stile educativo deve essere contestualizzato e adattato ai figli. E’ certamente un dato di fatto che, numerose ricerche, mostrano e dimostrano che lo stile autorevole è il più equilibrato.

La sua efficacia è evidente perché offre una situazione rassicurante basata sull’amore combinato con le regole. Esso favorisce lo sviluppo dei figli in modo coerente e sano, rendendoli più forti e consapevoli.

Lo stile autorevole appare come la giusta combinazione e il bilanciamento tra i diversi stili educativi.

Inflessibile quando necessario, ma aperto al dialogo e al confronto.

Come sviluppare uno stile autorevole

Non è mai troppo tardi per modificare alcune dinamiche tra genitore e figlio, ma talvolta potrebbe essere necessario un supporto professionale alla genitorialità.

Stabilire regole chiare che possono esser discusse coinvolgendo i figli. Le regole vanno poi adattate all’età e riviste nel tempo.

L’ascolto è fondamentale. Comprendere i punti di vista dei figli, analizzarli e utilizzare l’empatia per aiutarli a sentirsi riconosciuti nel loro ruolo e nelle difficoltà che ne derivano.

Non imporre senza spiegazioni. Devono comprendere l’importanza e lo scopo delle regole affinché le rispettino e le facciano proprie e non le infrangano.

Coerenza e costanza aiutano i figli a non confondersi. Le regole non sono una questione di umore, ma hanno basi solide e valori imprescindibili.

Riconoscere i loro progressi , supportare le loro difficoltà e i loro limiti è una forma di educazione che rinforza e rassicura. La gratificazione stimola i comportamenti positivi.

Il genitore perfetto esiste?

Non esiste il genitore perfetto, ma esiste il genitore che si mette in discussione e si impegna a crescere con i propri figli adattandosi alle loro esigenze, alla loro epoca e alle caratteristiche individuali.

Riflettere sul proprio stile educativo è un passo importante per creare relazioni familiari sane e resilienti.

 

 

Genitori sotto stress

genitori e stress

Gli esperti lo Burnout Genitoriale, ma come facciamo noi genitori ad evitare lo stress di questo ruolo così complicato?

🔥 Cos’è il burnout genitoriale?

Innanzitutto informiamoci insieme su questo termine: burnout

Il burnout è uno stato di esaurimento fisico ed emotivo causato dallo stress prolungato che, nel caso specifico che stiamo affrontando, è legato al ruolo di genitore.

Non si tratta semplicemente di stanchezza o stress, ma di una situazione di sovraccarico psicologico causato dalle difficoltà di gestione dei figli e dei ruoli familiari.

🚨 Segnali del burnout genitoriale

Nella vita di tutti i giorni ci ripetiamo spesso che siamo stressati, stanchi e spesso non abbiamo energia per affrontare le sfide quotidiane.

Quando però si tratta di un senso molto intenso di stanchezza e si avverte una sora di distacco emotivo, la situazione è più complicata da gestire.

A chi di noi non è capitato di desiderare una pausa dalla routine frenetica?

Purtroppo anche i figli fanno parte di questo caos quotidiano che toglie ogni energia fino allo sfinimento. Ciò non vuol dire che non siano la nostra priorità, al contrario, avviene proprio quando mettiamo il nostro ruolo di genitori in una posizione di “onnipotenza”.

In realtà siamo esseri umani e, come tali, anche noi abbiamo bisogno di caricare le nostre energie per essere di nuovo operativi in ogni ambito della nostra vita.

Si dice che il burnout sia spesso associato ad una perdita di piacere che, in questo caso specifico, riguarderebbe proprio la genitorialità.

E’ possibile prevenire questo stress così intenso?

Prima di tutto credo che noi genitori dovremmo smettere di sentirci in colpa verso i nostri figli.

Chi più e chi meno siamo tutti molto impegnati nella loro crescita, nel supportarli emotivamente e, spesso, anche nel fornire loro un “muro” da abbattere ogni volta che ne hanno bisogno!

Essere stanchi non significa essere cattivi genitori, ma è un segnale da non sottovalutare anche nell’interesse dei nostri figli.

Se ci sentiamo irritabili non è perché abbiamo fallito e non siamo quei genitori pronti al dialogo e sempre sorridenti, ma è perché anche noi abbiamo bisogno di supporto nella gestione del nostro ruolo così difficile.

Io spesso mi sento sopraffatta dalle mille sfaccettature dell’essere madre.

Mi trovo spesso a dover affrontare sfide che anche io non so come gestire.

I figli sono la cosa più importante che abbiamo e non ci possiamo permettere di sbagliare… Almeno non perché non abbiamo provato a dare il massimo.

Fattori di rischio

Ci sono alcune caratteristiche che ci rendono più vulnerabili e che ci mettono più a rischio di burnout genitoriale.

Oltre alle caratteristiche individuali, anche il contesto, la gestione della coppia e la situazione economica, possono interferire notevolmente.

 

genitori e figli

Ricerca della perfezione

E volte mi rendo conto che su alcune cose ho aspettative irrealistiche nei confronti di me stessa. Vorrei essere la madre perfetta, ma poi mi accorgo che, oltre ad essere impossibile, forse è ciò che i miei figli non vorrebbero.

Anche io ho i miei difetti, le mie debolezze e insicurezze. Questo è un dettaglio che a volte mi costringo a non dimenticare.

Carico mentale eccessivo

La gestione totale della casa, seguire i figli nel percorso della scuola, dare il meglio sul posto di lavoro… Le cose da fare ogni giorno sono davvero tante e richiedono tempo, ma soprattutto pazienza!

E’ importante ripeterci che siamo essere umani e anche se non arriviamo a tutto, dobbiamo “perdonarci”.

Chiedere aiuto

Chiedere supporto al proprio partner o anche agli amici a volte è molto gratificante.

Spesso, quando condivido le mie perplessità sul ruolo di madre, mi trovo a confrontarmi con le mie amiche e mi rendo conto che non sono sola, ma siamo tuti nella stessa situazione.

Ogni figlio è diverso e anche ogni genitore. Ciò che però è uguale per tutti è il desiderio di “farcela”.

Prevenire lo stress genitoriale

Si può prevenire questo disagio emotivo attraverso la comunicazione, non solo con i figli, ma anche con noi stessi.

Capire quali sono le priorità e lasciar andare le cose meno importanti.

Accettare i propri limiti e, perché no, anche quelli dei nostri figli.

Dedicarci del tempo per stare da soli e riflettere così da poter esser più disposti all’ascolto e al dialogo in un secondo momento.

Non credo ci sia nulla di male se i nostri figli si accorgono che siamo stanchi, ma al contrario è educativo far comprendere loro che non siamo invincibili e anche noi “esistiamo”.

Niente sensi di colpa

Niente è perfetto e quindi anche noi non lo siamo. Prendiamoci il nostro tempo per ristabilire gli equilibri familiari, dare i nuovo vita ai momenti di coppia e trovare un’ora di tempo per andare a prendere un gelato con i nostri figli lasciando, noi per primi, il telefono nella borsa.

 

Quando chiedere aiuto professionale?

Sentire il bisogno di un consiglio dall’esterno e di un parere più esperto può essere molto importante.

Non dobbiamo temere il confronto cona figura professionale perché potrebbe rivelarsi molto più costruttivo di quanto pensiamo.

Intanto il tempo passa e abbiamo il diritto e il dovere di prendere in mano la situazione quando qualcosa sembra non andare nel verso giusto.

Genitori sotto stress

Lo stress genitoriale è una condizione che esiste davvero e che riguarda tutti noi in alcuni momenti della nostra vita.

Facciamo spazio alle riflessioni per capire da dove è necessario iniziare per rimettere a posto i pezzi che sembrano andare persi.

Mi piace riflettere sulla vita e confrontarmi con gli altri. Ciò che scrivo ha il solo scopo di aprire una fessura verso un sano sviluppo delle proprie capacità.  Mi rivolgo a coloro che necessitano di un supporto emotivo da parte di chi affronta ogni giorno una profonda introspezione per affrontare le sfide della vita. Io non curo, ma metto i miei pensieri a disposizione di chi vuole confrontarsi.

Ricordiamoci che per problemi gravi o situazioni specifiche, è sempre meglio rivolgersi a un professionista qualificato, come un terapeuta o uno psicologo. Chieder aiuto non è mai un errore.

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