Adolescenza e dintorni

gestire un figlio adolescente

Adolescenza ed emotività sono due parole che si combinano alla perfezione.

La sfera emotiva dei giovani è un fattore molto rilevante che ogni genitore deve monitorare.

Ma come si fa a capire e sostenere i nostri figli durate la loro crescita e, soprattutto nel periodo critico dell’adolescenza?

Adolescenza ed emotività: cosa succede?

Uno scossone emotivo

L’adolescenza è una fase decisamente complessa e a dir poco turbolenta per la maggior parte dei ragazzi.

È l’età delle prime grandi scelte, delle impattanti trasformazioni fisiche e dei cambiamenti interiori. In questa fase della crescita arrivano le emozioni forti e spesso difficili da gestire sia per loro stessi che per noi genitori.

Ovviamente, come dico sempre io, non si può gestire nulla se prima non si è compreso a fondo.

Il fatto è che spesso i nostri figli sono chiusi, non si aprono con noi e capire i loro stati d’animo può diventare una vera impresa.

Comprendere cosa accade nella mente e anche nel cuore di un adolescente è un passo decisamente basilare per accompagnarlo con maggiore consapevolezza verso l’età adulta.

 L’adolescenza: una montagna russa di emozioni

Qualcuno la definisce proprio così: una montagna russa emotiva in cui in una sola giornata si passa dal ridere al piangere con estrema facilità.

Durante l’adolescenza il cervello attraversa una elaborata riorganizzazione che causa uno squilibrio momentaneo tra emozioni, impulsi e pensiero logico.

Questo squilibrio è, infatti, la causa principale della loro impulsività, dei cambiamenti di umore improvvisi e della loro constante ricerca di emozioni intense.

 

Adolescenti ed emozioni

A proposito di emozioni, l’adolescenza è l’età delle grandi emozioni, delle scoperte e della conoscenza di se stessi.

L’amicizia, i primi amori, la famiglia… Ogni rapporto viene vissuto con intensità.

Rabbia

Tra tutte le emozioni, a volte emerge anche la rabbia.

Spesso è un’emozione di superficie, che può nascondere frustrazione, insicurezza o anche paura.

Un figlio adolescente spesso si sente non capito, giudicato o ingiustamente limitato nella propria libertà.

Malinconia

Il confronto con sé stessi e la consapevolezza del corpo che cambia possono destare momenti di tristezza nei giovani.

Si innesca una costante ricerca della propria identità e spesso ci si sente vulnerabili, diversi, insicuri.

I nostri figli adolescenti sono profondamente scossi dal loro cambiamento sia fisico che psicologico, ma non comprendono le cause del loro malessere e spesso tendono ad attribuirle ai genitori.

Ansia

L’ansia è l’immediata risposta alla pressione sociale, scolastica e personale a cui si sente sottoposto un adolescente.

Il bisogno di “essere all’altezza” delle aspettative del gruppo di coetanei può causare stress e tensione, così come il desiderio di assecondare le aspettative di insegnanti e genitori.

Entusiasmo

Quando un adolescente si appassiona a qualcosa, come ad esempio ad una relazione, ad amicizia o ad un progetto, inizia a vivere intensamente e con  totalità la sua nuova passione.

Non è raro però veder spengere quello stesso entusiasmo iniziale da un attimo all’altro…

La loro altalena emotiva è sempre dietro l’angolo e noi genitori dobbiamo supportarla e, ahimé, anche sopportarla!

Il ruolo degli adulti nell’emotività adolescenziale

Cosa possiamo fare noi genitori? Che ruolo abbiamo in questa fase della vita dei nostri figli?

Non sempre è facile trovare le parole giuste per supportare un adolescente arrabbiato, triste, malinconico o confuso.

Inoltre anche noi adulti, nel ruolo i genitori, potremmo trovarci di fronte a situazioni nuove che non sempre sappiamo già come aiutarli a gestirle.

Ascolto e disponibilità

A mio parere la prima cosa da fare è ascoltare.

Lasciarli parlare, sentire le loro idee e provare a comprendere le loro emozioni.

Questo ovviamente quando ci troviamo di fronte ad adolescenti che si aprono e che sono disposti al dialogo.

Dobbiamo ascoltarli senza farli sentire giudicati. Un ascolto pacato è la base da cui partire. Non facciamoli sentire inappropriati a causa delle loro reazioni, ma al contrario spieghiamo loro che anche noi siamo stati adolescenti e comprendiamo i loro stati d’animo.

Non stanno esagerando! L’adolescenza e l’emotività non sono qualcosa da condannare, ma da maneggiare con cura e amore.

Accogliere le emozioni

Dire “Capisco che ti senti arrabbiato, triste o confuso” aiuta un giovane ragazzo a dare un nome a ciò che prova e a comprendere meglio le proprie sensazioni.

Le emozioni non vanno negate, ma riconosciute e accolte.

Dare tempo e spazio alla comunicazione

Non forzare il dialogo, ma renditi disponibile. A volte il silenzio è solo una forma di difesa. La fiducia si costruisce nella continuità e c’è biosgno di tempo.

Educare all’intelligenza emotiva

Da sempre sono sensibile a questo argomento.

A mio parere l’intelligenza emotiva è qualcosa che deve essere “insegnato” ai nostri figli  giorno dopo giorno.

adolescenza ed emozioni

E’ importante sensibilizzarli e renderli più consapevoli riguardo i sentimenti e le emozioni.

Insegnare loro a riconoscere le emozioni, a esprimerle in modo costruttivo e a tollerare momenti di frustrazione può essere molto utile. Per questo motivo noi per primi dobbiamo afre attenzione a questi dettagli.

Anche il genitore è un modello emotivo. Noi per primi dobbiamo essere sensibili nei confronti della sfera emotiva.

Se necessario chiedere aiuto

Se le emozioni diventano troppo intense è importante coinvolgere uno psicologo o uno specialista.

Anche se il ruolo di un genitore è molto importante, a volte da solo non basta per risolvere momenti difficili e superare ostacoli più complicati.

L’aiuto di una figura professionale può davvero fare la differenza.

Un percorso lungo e intenso

L’adolescenza e l’emotività che ne deriva non devono rappresentare un problema da risolvere, ma un percorso da affrontare nel miglior modo possibile. E’ una fase che riguarda tutti i giovani e ognuno di loro ha esigenze personali che un genitore deve interpretare.

Gli adolescenti non vogliono essere modificati ma semplicemente compresi e supportati.

Quando noi genitori riusciamo ad avvicinarci al loro mondo interiore senza risultare troppo invadenti e senza dare l’idea di prendere i mano completamente la situazione, essi si sentiranno affiancati e non sostituiti nel loro ruolo.

Anche se non è semplice, proviamo un po’ alla volta a diventare un punto di riferimento sicuro per i nostri figli adolescenti, anche nei momenti più difficili.

Si cresce anche attraverso le emozioni ed è grazie ad esse che si conosce a fondo la nostra personalità e si impara  a gestire ogni stato d’animo.

Spesso ho difficoltà a connettermi con i miei figli perché loro mettono dei muri alti e non so come abbatterli senza irrompere nella loro privacy.

I nostri figli sanno come chiederci aiuto. Anche uno sguardo può significare una richiesta di supporto e noi dobbiamo cogliere tutto questo ogni giorno.

E’ difficile e non tutti i figli ci rendono partecipi delle loro lotte interiori, dei disagi, dei problemi con i coetanei, con la scuola… Con i primi amori.

Dobbiamo trovare le parole giuste per affrontare adolescenza ed emotività tipica di questa fase della crescita dei nostri figli.

Forse il messaggio che possiamo mandare loro è : se ti serve io ci sono. Non sono qui per giudicarti, ci sono passata anch’io… Se hai dei dubbi chiedi a me.

Ci vuole costanza, impegno e la capacità di trovare le prole giuste. Ma con un briciolo di fortuna possiamo aprire quella porta che ci condurrà al cuore e  ci permetterà di sostenerli  e tenerli per mano quando ne hanno bisogno.

Come deve essere un buon genitore?

GENITORIALITA

Probabilmente almeno una volta nella vita, un padre o una madre si pongono questa domanda.

Oltre alle caratteristiche individuali, al tipo di figlio e al contesto in cui si vive, si cerca di inseguire un prototipo di BUON GENITORE a tutti i costi!

Ma come deve essere un buon genitore: autoritario, autorevole o permissivo?

Esistono diversi stili genitoriali e, spesso, ci si chiede quale sia il più efficace e, soprattutto, se sono adatti a tutti i figli.

 

stile genitoriale

Stili Genitoriali a confronto

Essere genitori è un compito complesso che richiede amore, pazienza e capacità di adattamento.

Ecco, proprio sulla capacità di adattamento vorrei fare la mia riflessione su questo argomento.

La vera sfida di un essere umano che inizia il suo viaggio nel ruolo di genitore è proprio la capacità di adattamento e il coraggio di evolversi, modellarsi e modificare i propri punti di vista.

Quante volte ci siamo trovati a giudicare l’operato di altri? Soprattutto quando non si hanno figli, talvolta ci si trova a giudicare “da fuori” situazioni complesse che invece necessitano di sensibilità e rispetto.

Partiamo dal fatto che ogni figlio è diverso.

Anche nello stesso nucleo familiare i figli appaiono spesso completamente diversi, se pur con delle linee comuni di educazione.

Esiste però il temperamento. Qualcosa che non possiamo certo controllare, ma che, da genitori, dobbiamo imparare  a gestire, modellare e guidare nel miglior modo possibile.

Un figlio rappresenta in qualche modo il riflesso di ciò che siamo e di ciò che facciamo.

E’ un piccolo noi, un mondo connesso al nostro che, però, viaggia su binari diversi e non deve essere a nostra immagine e somiglianza.

 

L’esempio dei genitori

E’ chiaro che il nostro esempio ha un grande valore.

Se dici a tuo figlio di non rubare, ma ti vede farlo. Tuo figlio potrebbe diventare un ladro.

Ora questo è un esempio forte, ma possiamo riportarlo nella vita più “normale”  pensando a quando urlando, diciamo ai nostri figli di non gridare.

Ecco come il bambino può entrare in confusione.

Stiamo parlando ovviamente di situazioni generali che non devono essere prese alla lettera in casi più specifici che, invece, necessitano del supporto di figure professionali adeguate.

Il temperamento è qualcosa che abbiamo già dalla nascita. E’ un dato innato che però un genitore può stimolare o alleggerire in base al proprio sistema educativo, al rapporto che instaura con i figli.

Uno degli aspetti più studiati in psicologia evolutiva è il modo in cui i genitori interagiscono con i figli: lo stile genitoriale.

Spesso mi sono documentata per avere una consapevolezza maggiore sul mio ruolo e su come potevo migliorarmi e adattarmi alla crescita dei miei figli.

Comprendere il proprio stile educativo può aiutare a migliorare la relazione con i figli e a sostenere il loro sviluppo emotivo, sociale e cognitivo.

Cosa sono gli stili genitoriali?

Il concetto di stile genitoriale si riferisce all’insieme di atteggiamenti, comportamenti e metodi comunicativi che un padre o una madre adottano nel crescere i propri figli.

Gli studi della psicologa Diana Baumrind negli anni ’60 hanno identificato tre principali stili genitoriali, successivamente ampliati dalla ricerca:

Stile Autoritario

Lo stile autoritario è sicuramente noto per le sue caratteristiche più evidenti.

L’elevato controllo, la disciplina rigida e inflessibile, la scarsa apertura al dialogo tra genitori e figli, regole dure e alte aspettative da parte dei genitori.

Queste sono alcune delle caratteristiche che possiamo riconoscere nello stile genitoriale autoritario.

La famosa frase “E’ così perché lo dico io” è tipica di un genitore autoritario che non lascia la minima autonomia di azione e possibilità di confronto.

Ciò che riassume questo concetto è la parola obbedire, come forma primaria di educazione.

Che effetti potrebbe avere questo stile educativo?

Ovviamente sempre in base al carattere del figlio e agli eventi a cui è sottoposto, potrebbe sviluppare insicurezza, ansia, scarsa fiducia in se stesso.

I suoi rapporti con gli altri potrebbero essere basati sul senso di obbedienza e potrebbe avere scarsa capacità decisionale o autonomia.

Questo, ipoteticamente, perché la sua educazione è basata sull’assecondare le richieste che gli vengono fatte e rispettare le regole che gli vengono imposte.

Ciò non vuol dir che rispettare le regole sia sbagliato, ma ci deve essere elasticità e apertura al dialogo e al confronto affinché esse assumano il giusto significato e non siano solo una imposizione.

Stile Permissivo

Uno stile genitoriale permissivo è basato sull’affetto, l’apertura mentale, l’accoglienza, un basso controllo e assenza o scarsa presenza di limiti e regole.

I figli decidono autonomamente ciò che li riguarda e non subiscono il ruolo dei genitori in quanto basato sull’evitamento del conflitto.

Per citare anche in questo caso una frase tipica del genitore permissivo potremmo penare al classico “Lascialo fare è un bambino…”

Che effetti potrebbe avere questo stile educativo?

Difficoltà a rispettare regole e limiti fuori dall’ambito familiare, eccessiva impulsività e problemi nella gestione delle frustrazioni. I figli che vengono cresciuti da genitori permissivi sono autonomi nel decidere, ma faticano a sviluppare un vero e proprio senso di responsabilità.

Stile Autorevole

Lo stile genitoriale autorevole, infine, sembra essere quello che esprime alto affetto combinato con poche regole chiare e stabilite. Vi è una comunicazione aperta tra genitori e figli e un dialogo sincero e costante.

Questo sistema educativo promuove l’autonomia ma ne mantiene un controllo a distanza costante. E’ uno stile genitoriale che favorisce la fiducia nelle proprie capacità grazie al supporto e alla spinta che il figlio riceve.

In qualche modo vige una disciplina coerente, consapevole e trasparente che il genitore non impone in modo autoritario, ma spiega e condivide la propria idea con il figlio.

“So come ti senti, ma questa è la regola” è una delle frasi che può rappresentare il genitore autorevole. Spiega chiaramente la conoscenza  e consapevolezza del ruolo dei figli e dei loro punti di vista, pur conservando un ruolo di riferimento per loro.

Che effetti potrebbe avere questo stile educativo?

I figli cresciuti in questo clima educativo mostrano maggiore autostima e capacità di esprimere le loro competenze sociali. Sono abituati ed educati al dialogo e al rispetto. La capacità di autoregolare le proprie emozioni li rende più consapevoli e capaci di affrontare le difficoltà.

Costruiscono relazioni solide con i genitori e comunicano con essi in modo rispettoso e aperto.

Qual è lo stile genitoriale migliore?

Il mio modesto parere è che lo stile educativo deve essere contestualizzato e adattato ai figli. E’ certamente un dato di fatto che, numerose ricerche, mostrano e dimostrano che lo stile autorevole è il più equilibrato.

La sua efficacia è evidente perché offre una situazione rassicurante basata sull’amore combinato con le regole. Esso favorisce lo sviluppo dei figli in modo coerente e sano, rendendoli più forti e consapevoli.

Lo stile autorevole appare come la giusta combinazione e il bilanciamento tra i diversi stili educativi.

Inflessibile quando necessario, ma aperto al dialogo e al confronto.

Come sviluppare uno stile autorevole

Non è mai troppo tardi per modificare alcune dinamiche tra genitore e figlio, ma talvolta potrebbe essere necessario un supporto professionale alla genitorialità.

Stabilire regole chiare che possono esser discusse coinvolgendo i figli. Le regole vanno poi adattate all’età e riviste nel tempo.

L’ascolto è fondamentale. Comprendere i punti di vista dei figli, analizzarli e utilizzare l’empatia per aiutarli a sentirsi riconosciuti nel loro ruolo e nelle difficoltà che ne derivano.

Non imporre senza spiegazioni. Devono comprendere l’importanza e lo scopo delle regole affinché le rispettino e le facciano proprie e non le infrangano.

Coerenza e costanza aiutano i figli a non confondersi. Le regole non sono una questione di umore, ma hanno basi solide e valori imprescindibili.

Riconoscere i loro progressi , supportare le loro difficoltà e i loro limiti è una forma di educazione che rinforza e rassicura. La gratificazione stimola i comportamenti positivi.

Il genitore perfetto esiste?

Non esiste il genitore perfetto, ma esiste il genitore che si mette in discussione e si impegna a crescere con i propri figli adattandosi alle loro esigenze, alla loro epoca e alle caratteristiche individuali.

Riflettere sul proprio stile educativo è un passo importante per creare relazioni familiari sane e resilienti.

 

 

Saper lavorare in team

gruppi di lavoro

Lavorare in team è sicuramente una competenza chiave per il successo in ambito professionale!

Nel mondo del lavoro moderno, la capacità di lavorare in team non è semplicemente un valore aggiunto, ma una competenza fondamentale per incrementare le proprie risorse e mettere a frutto le proprie capacità.

Lavorare in team nella nuova era

Ovviamente la nostra epoca comprende anche i team virtuali che sono diventati davvero numerosi.

Aziende, organizzazioni e progetti di ogni tipo si fondano sulla collaborazione tra persone con competenze diverse, chiamate a unire le forze per raggiungere obiettivi comuni.

Il lavoro in team, anche da remoto, prevede una certa capacità di relazionarsi con i colleghi, esprimere le proprie idee e saper collaborare e apportare miglioramenti al gruppo.

Perché è così importante saper lavorare in team?

Lavorare in team è molto più che andare d’accordo con i colleghi; è necessario mettere in pratica una spiccata capacità di comunicare con gli altri in modo chiaro ed efficace.

Quali sono le caratteristiche di chi sa lavorare in team?

Saper comunicare in modo efficace, ascoltare attivamente, saper comprendere e offrire feedback, essere pronti a risolvere conflitti in modo costruttivo e mettere le proprie competenze al servizio del gruppo.

Le aziende di successo sono certamente consapevoli che i migliori risultati si ottengono quando gli impiegati collaborano, i leader dei gruppi sanno creare un ambiente produttivo, e ogni individuo condivide idee e supporta gli altri.

Il team diventa così un immediato acceleratore di creatività, produttività e innovazione all’interno del sistema produttivo di un’azienda.

Le qualità di un buon team player

E’ importante comprendere quali sono le caratteristiche che definiscono chi sa lavorare bene in squadra.

Non solo ci sono delle qualità innate che si possono mettere in pratica, ma si può anche imparare ad adottare alcuni comportamenti per il bene del team e il proprio benessere.

Empatia e ascolto attivo
Significa capire le esigenze e i punti di vista degli altri. Questa caratteristica è alla base della cooperazione e della capacità di comunicare in modo trasparente e costruttivo.

Saper comprendere e valutare gli stati d’animo degli altri, interagire in modo rispettoso e ascoltare attivamente fornisce una base significativa per un buon team di lavoro.

Comunicazione chiara e rispettosa
Evitare qualsiasi ambiguità e comunicare in modo assertivo è essenziale. Nel momento in cui i membri di un team adottano una comunicazione rispettosa e leale, qualunque ostacolo si può superare con maggiore facilità.

Flessibilità e spirito di adattamento
Le situazioni cambiano e bisogna sapersi adattare al contesto e ai ruoli. Ovviamente, all’interno di un gruppo di lavoro ci si può trovare a non essere sempre d’accordo con tutti. Sapersi confrontare e mostrarsi flessibili e capaci di comprendere le idee degli altri è un’ottima qualità per lavorare in team.

Responsabilità individuale
Collaborare non significa nascondersi nel gruppo, ma prendersi carico del proprio contributo ed essere costantemente partecipi nella condivisione delle regole e dei traguardi da raggiungere.

Ogni membro è importante ai fini del gruppo di lavoro e, per questo, è necessario che ognuno porti un contributo valido e offra uno spunto agli altri membri.

Orientamento al risultato comune
Non contano i successi personali, ma quelli del team nel suo insieme. Se da una parte è importante sentirsi unici e avere fiducia nelle proprie competenze, dall’altra è necessario restare focalizzati sul bene comune del gruppo e sullo scopo per cui il gruppo ha preso vita.

Il lavoro di squadra va allenato!

Come tutte le soft skills, anche la capacità di lavorare in team si può essere sviluppata e migliorata nel tempo.

Partecipare attivamente ai progetti, confrontarsi con gli altri, mettersi in gioco quando è richiesta la propria collaborazione, sono pratiche molto utili per migliorare la propria abilità di lavorare in gruppo.

Ogni occasione può rivelarsi preziosa per accrescere la propria capacità di far parte di una squadra.

 

Team virtuale

Per quanto riguarda i team di lavoro, è necessario fare alcune precisazioni riguardo gli impiegati che lavorano da remoto e si confrontano quotidianamente attraverso i numerosi strumenti digitali disponibili oggi.

In un mondo sempre più interconnesso, un team non deve avere barriere.

Distanza fisica, differenze culturali e altre barriere non devono rappresentare una difficoltà concreta per chi desidera lavorare in un team.

Le stesse caratteristiche sono necessarie anche in un team virtuale oltre, ovviamente, alla capacità di utilizzare gli strumenti di comunicazione.

E’ necessario mostrare la propria presenza anche in un contesto virtuale, allo scopo di fornire e ricevere il supporto e la collaborazione di una squadra vincente.

Saper lavorare in team è, a tutti gli effetti una vera e propria forma di intelligenza relazionale.

È ciò che permette di creare ambienti di lavoro positivi, inclusivi ed efficienti. Coltivarla non è solo utile: è indispensabile.

Non dimentichiamo mai che nasciamo con delle predisposizioni e caratteristiche innate, ma dobbiamo alimentare e sviluppare ogni competenza e, soprattutto, adattarla ai contesti in cui viviamo e lavoriamo.

 

Il primo dialogo nasce con noi stessi

Impariamo a condividere le nostre idee in modo adeguato. Comunichiamo in modo chiaro e confrontiamoci in mood rispettoso con gli altri.

Questo vale nel lavoro e anche nella vita di tutti i giorni, nella sfera emotiva e nei rapporti sociali.

La nostra empatia deve essere sviluppata attraverso attenzione e sensibilità verso il prossimo e verso noi stessi.

Non si può stare bene in mezzo agli altri se non stiamo bene con noi stessi.

Dunque, a parer mio, dobbiamo prima di tutto comunicare in modo sincero con noi stessi e avere chiari i nostri obiettivi e desideri. Solo partendo da questo possiamo essere capaci di relazionarci agli altri e lavorare in un team composto da individui diversi, con diverse idee, culture e trascorsi.

 

 

 

 

Genitori sotto stress

genitori e stress

Gli esperti lo Burnout Genitoriale, ma come facciamo noi genitori ad evitare lo stress di questo ruolo così complicato?

🔥 Cos’è il burnout genitoriale?

Innanzitutto informiamoci insieme su questo termine: burnout

Il burnout è uno stato di esaurimento fisico ed emotivo causato dallo stress prolungato che, nel caso specifico che stiamo affrontando, è legato al ruolo di genitore.

Non si tratta semplicemente di stanchezza o stress, ma di una situazione di sovraccarico psicologico causato dalle difficoltà di gestione dei figli e dei ruoli familiari.

🚨 Segnali del burnout genitoriale

Nella vita di tutti i giorni ci ripetiamo spesso che siamo stressati, stanchi e spesso non abbiamo energia per affrontare le sfide quotidiane.

Quando però si tratta di un senso molto intenso di stanchezza e si avverte una sora di distacco emotivo, la situazione è più complicata da gestire.

A chi di noi non è capitato di desiderare una pausa dalla routine frenetica?

Purtroppo anche i figli fanno parte di questo caos quotidiano che toglie ogni energia fino allo sfinimento. Ciò non vuol dire che non siano la nostra priorità, al contrario, avviene proprio quando mettiamo il nostro ruolo di genitori in una posizione di “onnipotenza”.

In realtà siamo esseri umani e, come tali, anche noi abbiamo bisogno di caricare le nostre energie per essere di nuovo operativi in ogni ambito della nostra vita.

Si dice che il burnout sia spesso associato ad una perdita di piacere che, in questo caso specifico, riguarderebbe proprio la genitorialità.

E’ possibile prevenire questo stress così intenso?

Prima di tutto credo che noi genitori dovremmo smettere di sentirci in colpa verso i nostri figli.

Chi più e chi meno siamo tutti molto impegnati nella loro crescita, nel supportarli emotivamente e, spesso, anche nel fornire loro un “muro” da abbattere ogni volta che ne hanno bisogno!

Essere stanchi non significa essere cattivi genitori, ma è un segnale da non sottovalutare anche nell’interesse dei nostri figli.

Se ci sentiamo irritabili non è perché abbiamo fallito e non siamo quei genitori pronti al dialogo e sempre sorridenti, ma è perché anche noi abbiamo bisogno di supporto nella gestione del nostro ruolo così difficile.

Io spesso mi sento sopraffatta dalle mille sfaccettature dell’essere madre.

Mi trovo spesso a dover affrontare sfide che anche io non so come gestire.

I figli sono la cosa più importante che abbiamo e non ci possiamo permettere di sbagliare… Almeno non perché non abbiamo provato a dare il massimo.

Fattori di rischio

Ci sono alcune caratteristiche che ci rendono più vulnerabili e che ci mettono più a rischio di burnout genitoriale.

Oltre alle caratteristiche individuali, anche il contesto, la gestione della coppia e la situazione economica, possono interferire notevolmente.

 

genitori e figli

Ricerca della perfezione

E volte mi rendo conto che su alcune cose ho aspettative irrealistiche nei confronti di me stessa. Vorrei essere la madre perfetta, ma poi mi accorgo che, oltre ad essere impossibile, forse è ciò che i miei figli non vorrebbero.

Anche io ho i miei difetti, le mie debolezze e insicurezze. Questo è un dettaglio che a volte mi costringo a non dimenticare.

Carico mentale eccessivo

La gestione totale della casa, seguire i figli nel percorso della scuola, dare il meglio sul posto di lavoro… Le cose da fare ogni giorno sono davvero tante e richiedono tempo, ma soprattutto pazienza!

E’ importante ripeterci che siamo essere umani e anche se non arriviamo a tutto, dobbiamo “perdonarci”.

Chiedere aiuto

Chiedere supporto al proprio partner o anche agli amici a volte è molto gratificante.

Spesso, quando condivido le mie perplessità sul ruolo di madre, mi trovo a confrontarmi con le mie amiche e mi rendo conto che non sono sola, ma siamo tuti nella stessa situazione.

Ogni figlio è diverso e anche ogni genitore. Ciò che però è uguale per tutti è il desiderio di “farcela”.

Prevenire lo stress genitoriale

Si può prevenire questo disagio emotivo attraverso la comunicazione, non solo con i figli, ma anche con noi stessi.

Capire quali sono le priorità e lasciar andare le cose meno importanti.

Accettare i propri limiti e, perché no, anche quelli dei nostri figli.

Dedicarci del tempo per stare da soli e riflettere così da poter esser più disposti all’ascolto e al dialogo in un secondo momento.

Non credo ci sia nulla di male se i nostri figli si accorgono che siamo stanchi, ma al contrario è educativo far comprendere loro che non siamo invincibili e anche noi “esistiamo”.

Niente sensi di colpa

Niente è perfetto e quindi anche noi non lo siamo. Prendiamoci il nostro tempo per ristabilire gli equilibri familiari, dare i nuovo vita ai momenti di coppia e trovare un’ora di tempo per andare a prendere un gelato con i nostri figli lasciando, noi per primi, il telefono nella borsa.

 

Quando chiedere aiuto professionale?

Sentire il bisogno di un consiglio dall’esterno e di un parere più esperto può essere molto importante.

Non dobbiamo temere il confronto cona figura professionale perché potrebbe rivelarsi molto più costruttivo di quanto pensiamo.

Intanto il tempo passa e abbiamo il diritto e il dovere di prendere in mano la situazione quando qualcosa sembra non andare nel verso giusto.

Genitori sotto stress

Lo stress genitoriale è una condizione che esiste davvero e che riguarda tutti noi in alcuni momenti della nostra vita.

Facciamo spazio alle riflessioni per capire da dove è necessario iniziare per rimettere a posto i pezzi che sembrano andare persi.

Mi piace riflettere sulla vita e confrontarmi con gli altri. Ciò che scrivo ha il solo scopo di aprire una fessura verso un sano sviluppo delle proprie capacità.  Mi rivolgo a coloro che necessitano di un supporto emotivo da parte di chi affronta ogni giorno una profonda introspezione per affrontare le sfide della vita. Io non curo, ma metto i miei pensieri a disposizione di chi vuole confrontarsi.

Ricordiamoci che per problemi gravi o situazioni specifiche, è sempre meglio rivolgersi a un professionista qualificato, come un terapeuta o uno psicologo. Chieder aiuto non è mai un errore.

Gestire lo stress in ambito lavorativo

stress

Imparare a gestire lo stress in ambito lavorativo può aiutarci a vivere con maggiore serenità la quotidianità.

Lo stress è una delle problematiche più comuni nel mondo di oggi. Quando si parla di stress lavorativo, ci si riferisce a tutte le pressioni, le incomprensioni, le frustrazioni che riguardano la vita professionale.

Il panorama lavorativo dei nostri giorni è molto vario e ricco di sfide che ci mettono di fronte ad una quotidianità sempre più frenetica.

Se da una parte una certa dose di stress può anche essere motivante, dall’altra, quando lo stress si fa eccessivo, è probabile che ci siano serie ripercussioni sulla sfera emotiva di una persona.

Lavorare in un ambiente sereno e collaborativo è sempre gratificante e ci rende più aperti e disponibili verso gli altri e , soprattutto, più produttivi e motivati.

Quando si vivono situazioni stressanti nel contesto lavorativo è molto importante proteggere la propria vita privata. Cercare un equilibrio tra vita professionale e privata è un modo semplice per migliorare lo stato mentale e non inficiare sul proprio benessere generale.

Chi di noi non ha vissuto un periodo di stress causato dagli impegni lavorativi?

La regola fondamentale per risolvere una situazione di stress è comprendere il motivo della tensione emotiva e affrontarlo.

Riconoscere le cause dello stress lavorativo

Il primo passo per gestire lo stress è identificarne le cause.

Spesso è facile riconoscere alcuni fattori molto comuni che sono fonte di stress, serve solo un’analisi della propria condizione.

Carico di lavoro eccessivo

Quando ci si trova a dover gestire toppi compiti in un tempo da record si percepisce un senso di agitazione e sopraffazione.

Scadenze strette

Le scadenze a breve termine ci fanno sentire sotto pressione e provocano inevitabilmente un senso immediato di stress.

Conflitti

Vivere in un ambiente lavorativo dove si respira aria tesa e si affrontano ogni giorno conflitti può essere davvero stressante.

Questi fattori sono a volte la causa del nostro stress e, anche se apparentemente riconoscibili, potrebbero diventare parte della nostra quotidianità in modo silente.

Come si può gestire lo stress in ambito lavorativo?

 

Nel momento in cui ci sentiamo sottoposti ad una situazione di stress possiamo reagire in diversi modi per far fronte a questo stato d’animo.

Prima di tutto è necessario analizzare la situazione in modo oggettivo e capire quale sia la fonte dl nostro stress.

Lo stress non è solo una reazione automatica a un evento, ma un processo che DIPENDE DA COME INTERPRETIAMO E AFFRONTIAMO L’EVENTO.

Ad esempio, se abbiamo un compito da svolgere e riteniamo che il tempo a disposizione non sia sufficiente potremmo incorrere in una sensazione di stress.

A questo punto abbiamo diverse possibilità di gestire la situazione.

Una possibile azione potrebbe essere quella di incrementare le nostre ore di lavoro e ridurre lo svago allo scopo di fronteggiare al meglio al compito che ci è stato assegnato.

In questo caso avremmo la sensazione di avere la situazione sotto controllo e poter svolgere il compito nei tempi stabiliti.

Non tutte le persone affrontano lo stress allo stress modo. Qualcuno, in un situazione come questa, potrebbe decidere di ridurre lo stress andando a correre, guardando un film o ascoltando la musica.

Anche in questo caso siamo di fronte ad un metodo di gestione dello stress, anche se non risolve il problema del tempo a disposizione è probabile che distaccarsi dal pensiero porti maggiore traqnu8illiytà.

Poi c’è anche chi si lascia sopraffare dallo stress fino a subirne tutte le conseguenze emotive.

In una situazione di forte stress in ambito lavorativo è necessario adottare delle strategie mirate e, perché no, combinarle tra loro.

Tecniche di gestione dello stress

Una volta identificate le cause, è importante mettere in pratica alcune strategie per gestire lo stress e trovare soluzioni.

Organizzazione e pianificazione

Una buona gestione del tempo è un fattore molto importante per ridurre lo stress.

Avere in mente una lista di priorità e pianificare le attività in base alle scadenze può davvero essere un strategia vincente contro lo stress.

Se noi facciamo una piccola cosa alla volta, il problema sembrerà molto più facile da affrontare.

Mindfulness e tecniche di rilassamento

Tecniche come la mindfulness, (consapevolezza della situazione e del presente) sono molto utili a ridurre lo stress.

E’ utile sperimentare varie forme di relax per trovare quella più adatta alla nostra personalità.

Per qualcuno può essere la musica, per altri una passeggiata, oppure guardare un film, cucire, dipingere, pranzare fuori in compagnia.

Dedicarci a noi stessi è un metodo infallibile per affrontare o ridurre lo stress.

Se combiniamo queste tecniche di rilassamento con un’analisi che ci aiuti a capire come “fronteggiare” la causa dello stress, allora siamo davvero sulla strada giusta.

Mi serve più tempo per consegnare il lavoro?

  • Lavoro di più

Mi serve la mente più libera dallo stress per lavorare di più?

Trovo un modo per rilassarmi.

Ecco che combinando più strategie si ottime un duplice risultato:

  • stress affrontato
  • causa dello stress annientata

Gestione del pensiero

Se noi ripetiamo a noi stessi che siamo stressati e sotto pressione non facciamo altro che alimentare lo stress.

Se, invece, fingiamo che tutto vada bene rischiamo di essere sopraffatti emotivamente.

La mia idea è evitare pensieri negativi, ma restare vigili nel gestire la situazione e cercare soluzioni concrete.

Esistono tecniche che uniscono la cognizione al comportamento esso in atto e ci aiutano a sviluppare un modo di pensare più razionale e ottimista.

Questo riduce immediatamente la sensazione di stress.

Comunicazione efficace

Comunicare in modo chiaro ed efficace è una forma di prevenzione dello stress in ambito lavorativo.

Spesso, infatti, lo stress è associato a preoccupazioni che restano inespresse dentro di noi e di cui non ci liberiamo.

Se ci sono difficoltà è bene affrontarle, tirarle fuori e trovare il modo di risolverle.

Parlare con il proprio capo oppure confrontarci con i colleghi è un ottimo sistema per gestire periodi di stress.

E’ necessario saper comunicare in modo assertivo, senza mostrarci aggressivi, né passivi.

I conflitti o le preoccupazioni devono essere affrontati con lucidità e pacatezza.

Flessibilità e adattabilità

Soprattutto nel mondo del lavoro di oggi, è importante essere flessibili e sapersi adattare ai cambiamenti.

Quando subentrano nuove responsabilità, tecnologie o metodi di lavoro diversi possiamo incorrere in situazioni di stress lavorativo. Per evitarlo è necessario avere la mente aperta e una certa elasticità nell’affrontare le situazioni che si presentano.

Le novità e i cambiamenti possono essere motivanti e costruttivi, basta saperli interpretare nel modo corretto.

 

Chiedere aiuto

Avere una rete di supporto è essenziale per affrontare lo stress lavorativo.

Non è una vergogna chieder aiuto. Se ci si sente sopraffatti da una situazione è utile esprimere il nostro disagio per sentirci compresi e supportati.

La socializzazione può trasformarsi in un vero e proprio scambio di esperienze che ci arricchisce e ci insegna molto nel modo di risolvere i problemi.

 

Equilibrio tra vita lavorativa e vita privata

La mancanza di separazione tra vita privata e professionale può aumentare il rischio di burnout. Se non si raggiunge un equilibrio è possibile che lo stress prenda il sopravvento.

E’ importantissimo saper gestire la propria vita in modo da separare adeguatamente lavoro e vita provata. 

Ritagliamoci dei momenti per noi stessi come fare sport oppure trascorrere del tempo con i nostri cari. Questo ci aiuterà ad alleviare lo stress e a vivere più serenamente il tempo che dedichiamo al lavoro e quello della vita privata.

 

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