Cento folletti nel giardino incantato…

Era un giardino davvero grande, pieno di siepi rigogliose e di fiori colorati dal profumo intenso. C’erano bacche rosse che sbucavano da foglioline appuntite e campanelline rosa appese a ramoscelli esili e dondolanti. L’erba a terra era verde e tenera e i grilli saltellavano indisturbati da un capo all’altro del giardino più bello della città…

Il giardino incantato. Ma quello che non tutti sapevano è che fosse un giardino magico. Uno di quei posti che esistono solo nelle favole, quelli in cui vivono le fate che volano di fiore in fiore… Quelli in cui ai piedi di un albero gigante potresti scovare cento buffi e ridenti folletti vestiti di verde!

Matilde era una bambina molto curiosa. Sempre alla ricerca di qualcosa da scoprire, sempre con lo sguardo pronto a scovare i segreti del mondo… Non sapeva proprio rinunciare al suo vizio di indagare ciò che le appariva misterioso.

Un giorno, mentre tornava a casa dopo la scuola, vide il cancello del giardino incantato socchiuso e non riuscì a resistere alla forte tentazione di entrare. “WOWWWW…!! ” , esclamò alla vista di quel posto tanto meraviglioso… Tutti quei colori l’attraevano come un orso col miele e, mentre continuava a volteggiare tra i fiori e la natura con la testa che le girava, cadde sfinita sul prato morbido come un tappeto di velluto. Provava la stessa sensazione di posare la sua testa sul dorso del suo gatto Tea!

gatto ciabatta
Il gatto Tea

Continuava a guardare il cielo da sdraiata e le sembrava un sogno. Osservava da vicino le farfalle svolazzanti di fiore in fiore con quei musetti che le facevano assomigliare a dei mostriciattoli e quelle ali che le facevano sembrare delle ballerine.

farfalle danzanti

Matilde era sempre più incuriosita da quel mondo che non aveva mai osservato così da vicino e si sentiva rapita dalla bellezza di quel giardino che non aveva mai potuto visitare prima di quel giorno, ma che aveva sempre immaginato…

Si accorse della presenza di una fitta tela, fatta da fili sottili e imprecettibili, che le pendeva proprio davanti al faccino e restò ad osservarla senza muoversi aspettando di conoscere il padrone di casa… Il sole filtrato dalla trama le attraversava la frande frangia rossa di capelli, che le copriva, a tratti, gli occhi. Sembrava che ci fossero delle goccioline appiccicose su tutta la superficie e scrutandola per bene, Matilde si accorse della presenza di piccoli moscerini rinseccoliti tra un giro e l’altro dell’attenta tessitura. Mentre la bambina osservava tanti particolari curiosi, vide sbucare da un lunghissimo filo sottile, che teneva la tela attaccata all’albero, un ragnetto molliccio con la faccia antipatica e impertinente. La piccola fece un sobbalzo che la fece rotolare sotto una bellissima rosa gialla.

Le spine furono la prima cosa a colpire l’attenzione della piccola e inarrestabile curiosona… Erano enormi e molto robuste, di sicuro avrebbero npotuto strapparle la veste se si fosse spinta troppo in là scappando dal ragno antipatico! Quando si soffermò ad ammirare la maestosa rosa dai vellutati petali color ambra, subito Matilde comprese la motivazione di tante guardie appese al lungo gambo, pronte a proteggere la regina del giardino incantato…

rosa gialla

Mentre continuava a guardare quel magnifico paesaggio, fino ad allora sconosciuto ai suoi occhi, non potè far a meno di notare due meravigliosi uccellini volteggiare tra i rami di una grande magnolia piena di grandi fiori biancastri. Con grande invidia, la piccola Matilde pensò che volare doveva essere una sensazione unica…

Il cielo azzurro e il sole più splendente che mai, facevano da cornice a quel giardino fatato e all’apparenza disabitato, ma visitato, in tutti i suoi strati e angoletti più nascosti, da tanti esseri diversi tra loro e unici nel loro genere.

Matilde rovistò nella sua borsa della scuola e tirò fuori una splendida macchina fotografica, un oggetto di obbligo per una bambina così curiosa del mondo e sempre in cerca di avventura. Chiuse un occhio e arricciando il naso lentigginoso cominciò a scattare un susseguirsi di immagini senza pensarci troppo…

Foglie, fiori, sassolini dalle strane forme… Insetti sconosciuti e pezzetti di corteccia ai piedi dei grandi pini secolari. Immortalò qualunque cosa le capitasse davanti all’obbiettivo e, in punta di piedi, attraversò quel regno incontaminato dirigendosi verso il cancello in ferro battuto da cui era entrata di nascosto… Per uscirne, stavolta, con la stessa fugace camminata, ma con un’aria molto soddisfatta che non celava certo la sua momentaneamente sazia curiosità!

Un segreto pieno di magia…

Tornata a casa, la mamma, abituata ai ritardi di Matilde, non le chiese quale attrattiva l’avesse trattenuta stavolta nel tornare da scuola. Dopo mangiato la ragazzina prese la sua FG 700 SUPER ZOOM per ammirare  sullo schermo del suo computer sgangherato, il susseguirsi di scatti rubati a quell’angolo di mondo chiamato GIARDINO INCANTATO… Erano delle foto bellissime! Quelle immagini rendevano perfettamente giustizia ai colori dei papaveri, alle rose lungo il muro di cinta e alle chiome degli alberi alti fino al cielo…

Mentre le sfogliava freneticamente, Matilde tornò indietro col mouse notando un particolare che le fece battere il cuore a rallentatore… Cosa si celava dietro ai funghetti ai piedi del pino? Una strana immagine faceva capolino dai morbidi e carnosi cappelli dei funghetti… Era un folletto!

Ritorno al giardino…

Matilde era incredula e continuava a fissare quella fotografia come una pazza visionaria e, sbigottita, scoprì con i suoi occhi che quel giardino era davvero incantato! Calzò le scarpe da tennis senza neanche slacciarle e andò nella stanza di suo fratello Antonio. Lo afferrò per un braccio per farsi accompagnare con l’auto al giardino incantato. Antonio non riuscì neanche a chiedere cosa stesse succedendo che già i due si trovavano all’ombra del grande pino secolare! Matilde, con le mani sporche di terra, prese a rovistare tra i funghetti e scorse un piccolo esserino. Indossava un cappello appuntito più delle spine della rosa gialla e aveva delle orecchie lunghe come un ago del pino… Li aveva trovati!! Erano i “cento folletti del giardino incantato”, manutentori di un paradiso verde e profumato. Antonio, da principio con aria distaccata, ma poi con la medesima passione, poggiò la sua mano destra sul mucchietto di terra accanto a sua sorella e un paio di esserini gli saltarono sul polso, sorridenti e per nulla spaventati dalla loro presenza.

Poi ne arrivò un altro, e un altro ancora… Per terminare con un esserino vestito di blù con aria un pò titubante, ma favorevole al dialogo. Il nanetto blu guardando i ragazzi scoppiò in una grossa risata e disse loro: “Bene, ora ci avete visto e siete sorpresi dalla nostra presenza, ma questo è il nostro mondo e siete voi gli intrusi, perciò… Se volete continuare a trovarci qui, dovete custodire per sempre il segreto del nostro regno…

il boccaio magico e l’ospedale dei NON SO CHE !

Gaggo pensò che era stato proprio un dolce pensiero quello del suo papà… Gli aveva comperato una nuova maschera per le sue consuete escursioni a pelo d’acqua e, stavolta, non c’era attaccato il solito boccaio ricurvo… Ce n’era uno molto strano e con un’estremità piuttosto curiosa!

In principio il bambino si mostrò come sempre un pò titubante nel provare qualcosa di nuovo… Ma quando il suo papà riuscì a convincerlo, Gaggo non esitò ancora a tuffarsi in quel mare splendido col suo nuovo boccaio blu!

L’inizio di una nuova avventura…

Dopo qualche pinneggiata verso il basso, il piccolo nuotatore cominciò a rendersi conto che dal suo nuovo “arnese” non entrava acqua come tutte le altre volte che aveva usato un boccaio… Come per incanto si era chiuso e sembrava contenere tanta aria da permettergli di restare a fondo come un vero sub…

Era davvero incredibile! Lo snorkeling era diventato più facile che mai… E mentre il giovane esploratore si dirigeva verso la scogliera, si accorse di un piccolo esserino che nuotava sotto di lui…

Aveva due strani occhi a forma di palla e una pinna sul dorso simile ad una farfalla… Non era né un pesce, né un granchio, nè un mollusco… Insomma era un animale che Gaggo non aveva mai visto prima e che lo incuriosiva davvero molto. I colori sgargianti di quel piccolo “non so che” erano davvero molto belli e lo invogliavano a continuare a seguire quel grazioso animaletto del mare.

Gaggo approfittando delle riserve magiche del suo boccaio riuscì a seguire l’animaletto pieno di colori fino ad una fessura nella roccia sommersa e pensò che fosse la sua tana. Ma quando appoggiò la sua grande maschera a quel buco nero, vide un mondo del quale subito si innamorò… Era un mondo davvero fantastico e quei suoi occhioni color nocciola brillavano più delle stelle mentre osservavano tutti quei colori…

E proprio in quel preciso istante uno di quegli esserini si diresse verso il ragazzino e lo incoraggiò ad entrare attraverso un’altra fessura, molto più grande, posta un pò più giù sulla scogliera emersa. Gaggo scoprì che quei magnifici “non so che” erano i restauratori del mare… Mandati dal cielo per ristabilire l’equilibrio marino e rafforzare tutte le specie a rischio di estinzione! Era come un ospedale sotto il mare… C’erano ricoverati delfini storditi dall’inquinamento… Tartarughe ferite dai motoscafi… E tanti altri abitanti del mare…

E’ ora di rientrare alla base!

Improvvisamente Gaggo sentì che l’aria all’interno del boccaio stava per esaurirsi, quindi si affrettò a raggiungere l’uscita di quella grande grotta per tornare in superficie dove, con estrema agitazione, lo attendeva il suo papà… Incredulo di quanti minuti fossero trascorsi dall’inizio di quella sorta di immersione!

Quando il bambino raggiunse il mondo esterno era così emozionato che non riusciva a raccontare al suo papà quanto aveva visto nel mare… Con grande affanno spiattellò ogni dettaglio di quell’esperienza ai suoi genitori e si sentì un privilegiato ad aver incontrato quell’esserino variopinto… Perciò non fece che ringraziare il suo papà per quell’oggetto che lo aveva reso il protagonista di un’avventura pazzesca!!!!

L’aquilone bianco…

 

La passeggiata nel bosco era stata davvero una splendida idea, Matilde e Viola avevano camminato lungo il sentiero che portava verso la scogliera più alta dell’isola di Cheope e quando i loro occhi si trovarono di fronte allo strapiombo sentirono le loro anime vibrare come corde di violini… Il mare era blu che più blu non si era mai visto… Le onde laggiù si infrangevano senza sosta contro la parete di roccia alta 50 metri… Il sole sparava frecce calde frutto di un’estate ormai iniziata….

Maty non sapeva come erano arrivate fino a lì, ma era così felice che avrebbe voluto gridarlo al mondo intero! Viola restò per qualche minuto ad ammirare quel paesaggio senza dire una parola… I suoi occhi pieni di meraviglia sembravano produrre sogni ad ogni battito di ciglia… Il mondo visto da lassù era pieno di poesia e loro, soltanto loro, avevano la fortuna di essere lì ad ammirarlo, contemplarne la sua incredibile bellezza…

Mentre guardava l’orizzonte, la piccola pensava che presto sarebbe tornato il suo papà… A breve la barca color cielo del suo papà sarebbe apparsa con la prua in direzione dell’isola…

Viola si ricordò che aveva con se quel pacchetto… Il dono che avevano ricevuto dal signor Mau, un simpatico vecchietto che viveva da dieci anni in una malridotta barca di legno nel porto grande a nord di Cheope.

Si seddero l’una al fianco dell’altra e misero il pacchetto di fronte a loro, Maty lo prese e insieme lo aprirono con la tipica curiosità di due bambine…. Non era un giocattolo, non una palla, ma un meraviglioso aquilone bianco…. La lucentezza dell’aquilone sprigionò tutta la luce del sole ancora alto… Cominciarono a spiegarlo e lo distesero per bene sull’erba… Sistemarono i fili uno ad uno e lo presero, lo alzarono dandolo in pasto al vento tiepido che a tratti spettinava i loro capelli…

La forza della brezza le trainò attraverso i fili che tenevano stretti nelle loro manine, fino a condurle dinnanzi ad una meravigliosa e imponente scala di pietra.

Come per magia, e di magia si trattava proprio(!), si ritrovarono a volteggiare sfiorando ognuno degli infiniti scalini che le stavano portando fino al mare. Matilde era un pò preoccupata, le sue scarpe non toccavano terra e non aveva il controllo del suo corpo che, guidato dal vento, volava verso quel fantastico mare blu.

Viola rideva con la sua ignara spensieratezza e, ad ogni volteggio nell’aria, incitava la sua compagna a lasciarsi andare!

… E intanto scendevano… E scendevano giù per la scogliera a velocità sorprendente. L’aquilone sembrava essere al comando di quel volo e ne sembrava consapevole…. I suoi movimenti tenevano il ritmo di ogni soffio di vento e la sua danza si faceva sempre più armoniosa….

Le farfalle svolazzavano intorno a loro e il profumo dei fiori si confondeva con quello del sale marino… Arrivate giù i loro piedini poggiarono su uno scoglio liscio e piatto ancora bagnato dall’ultima onda … E l’aquilone continuò da solo il suo viaggio nel cielo…. La piccola Viola restò a guardarlo finchè non si confuse con le nuvole all’orizzonte… Matilde, nel frattempo, si accorse di essere vicina al faro e prese la sua amica per mano tirandola a sè… Non appena raggiunsero il faro il signor Mau fece capolino da uno scoglio e loro corsero verso di lui piene di gioia e di entusiasmo! L’anziano porse loro la sua mano e ci videro un filo che portava fino all’aquilone bianco, che stava poggiato a terra poco più in là… Si avvicinarono e quando lo guardarono bene si accorsero che non era un semplice aquilone, ma una lettera che era arrivata dal mare custodita in una bottiglia… Era una lettera dei loro papà che annunciavano il loro ritorno…

Il giorno seguente tutti al villaggio si preparavano per una grande festa…. Il viaggio era terminato…Intanto all’orizzonte la prua avanzava verso di loro tagliando a metà il mare che le andava incontro… La luna era gigante e il cielo si preparava a farsi scuro mentre il sole si raffreddava affogandosi nell’orizzonte…

 

 

Zilla e il barattolo pieno di caramelle!

Pioveva… Era uno di quei pomeriggi noiosi e grigi e Zilla non aveva nessuna voglia di mettersi a guardare la tv…

Cominciò a gironzolare per la casa di campagna dei nonni e, ad un certo punto, si ritrovò tutto da da solo in soffitta!

La nonna era uscita a far compere e il nonno se ne stava mezzo addormentato sulla sua sedia a dondolo nella penombra del patio, cullato dal tepore della primavera…

Il piccolo monello cominciò frettolosamente a frugare nelle grandi scatole di cartone del nonno e in pochi minuti si dimenticò completamente di essere in soffitta… Aprì libri di fiabe pieni di polvere e sfogliandoli la sua fantasia prese il via in una folle corsa dal suo cuore fino ai suoi occhi…  Trovò una foto del nonno che teneva su un grosso pesce con aria orgogliosa e trionfante… Poi si trovò tra le manine un robottino mezzo arrugginito con un solo braccio che all’accensione del pulsante rosso cominciò a balbettare la parola ciao ad intermittenza… “ci-ci-ci- ciao—ci-ci-ci-ciao”… E uno splendido sorriso partì dagli occhi di Zilla fino a sfociare sul suo musetto…

Quante cose c’erano in quelle grandi scatole… Nemmeno la polvere riusciva a celarle e lui non sapeva da quale parte cercare tanto era curioso di veder tutto…

Mentre cercava di tirar giù un grande secchio che stava sulla mensolona di legno di quercia fece accidentalmente cadere un grosso barattolo di vetro… Per fortuna non si ruppe  e quando finì di rotolare sul pavimento si tirò su da solo… Già, proprio così, perchè aveva le gambe!!! Accidenti…!!!! Zilla balzò in piedi un pò preoccupato e anche incuriosito e restò distante ad osservarlo con fare molto intimorito… Il barattolo aveva anche due belle manine e, non meno importante, Zilla ci vide dentro un grazioso esserino con la faccia simpatica completamente ricoperta da caramelle!! Il suo amico si avvicinò e Zilla fece un passo indietro, ma quando furono faccia a faccia gli porse la sua mano e lo invitò a presentarsi: “Ehi ciao! Io mi chiamo Barattolo, vivo qui da un pò e devo dire che, a parte la polvere e i ragnetti che amano il profumo delle mie caramelle, qui si sta proprio bene!!”

In principio il piccolo Zilla si mostrò un pò reticente, ma trascorsi una manciata di nani secondi sfoderò il suo sorriso migliore che, incorniciato dai suoi occhietti furbi, lo trasformò in men che non si dica in un nuovo amico di Barattolo!!

Era fantastico…. Stava lì, tutto da solo nella soffitta del nonno, e davanti a lui aveva un mega Barattolo parlante che gli stava mostrando tutti i posti e le opportunità di gioco che si nascondevano in quella grande stanza sotto al tetto!!

Barattolo lo prese per mano e lo condusse dietro la grande tenda fatta di tessuto e ragnatele dove si nascondeva un grazioso topolino grigio che senza paura gli andò incontro e gli offrì un pezzetto di formaggio puzzolente! Zilla ci penso bene e si ricordò che quel pezzetto di formaggio lo aveva fatto cadere lui sotto al tavolo da pranzo e per non doverlo raccogliere gli aveva dato un calcio fino a farlo ruzzolare sotto al mobile della tv! Così Zilla sorrise rifiutando la gentile offerta del topino e continuò il suo viaggio di perlustarzione con Barattolo… Più a destra della tenda c’era persino il vecchio cane da caccia del nonno che se ne stava tutto tranquillo ad oziare proprio sotto l’unico raggio di sole che la crepa del tetto lasciava penetrare nella soffitta… Zilla gli fece una carezza e Barattolo gli raccontò di quanto fosse divertente vederlo litigare ogni mattina con le mosche che si posavano sul suo naso rossastro mentre riposava!!

“Cavolini…Questo posto è pieno di magia!!” esclamò la piccola peste guardandosi intorno… Barattolo, finito il giro della stanza, alzò la mano e svitò il tappo sopra la sua testa, si grattò un orecchio e prese una caramella…. Prese l’unica caramella che luccicava, ce l’aveva incastrata sotto il mento, ma con notevole abilità la tirò fuori e gliela porse… Zilla allungò la sua manina paffutella e mentre stava per afferarla, Barattolo chiuise la mano e gli disse: “Questa caramella è per te, ma sappi che non è una caramella come tutte le altre che hai mangiato fino ad oggi… Non appena la metterai nella bocca dimenticherai tutto quello che hai visto e che ci siamo detti in questa soffitta… Ma avrai la possibilità di portare con te l’oggetto che più ti piace senza che nessuno ti domandi dove te lo sei procurato!! ”

Zilla ci penso un attimo e la scartò subito ficcandosela golosamente in bocca e gustandola in tutto il suo mega sapore!!! Era buonissima… Ma mentre rilasciava tutto il suo sapore, si prendeva tutta la memoria di quegli ultimi istanti in compagnia di Barattolo…

Finita la super caramella, Zilla si guardò di nuovo intorno e vide la canna da pesca del nonno… La prese senza esitare e si tuffò verso l’uscita della soffitta, scese la lunga scala e chiese al nonno di portarlo a pescare…

Il nonno, già sveglio da un po’, si mise il berretto sul capo e salirono insieme sul camioncino verde bottiglia mezzo sgangherato… Arrivati al lago, seduti l’uno accanto all’altro, il nonno gli fece una carezza e lo guardò pieno di orgoglio come non aveva mai fatto prima… Gli fece l’occhiolino e gli disse… “La prossima volta dobbiamo portarci un barattolo con qualche dolcetto fatto dalla nonna!!!!!”

Zilla lo abbracciò e insieme restarono al lago fino al tramonto…….

Ale, il pirata col sole nel cuore…

Ale il pirata col sole nel cuore….

“Domattina al sorgere del sole tutti sul ponte principale per fare il punto della situazione…”…. Fu questo l’ultimo degli ordini del comandante Ale … Un ragazzo ancora giovane per ricoprire quel ruolo di responsabilità…. Ma pieno di sogni e con gli occhi furbi e scattanti!
Quella notte fu molto lunga, anzi lunghissima…. Il mare era in tempesta e la ciurma cominciava ad essere esausta. La cambusa scarseggiava e i marinai chiedevano cibo e riposo….. E, cosa ancor più grave, il sole tardava a sorgere….. Gia’ il cielo era ancora nero ed ostile…. Le onde si agitavano intorno a Luan e il comandante Ale era davvero preoccupato….
I cannocchiali scrutavano l’orizzonte senza vedere nemmeno un raggio di sole in arrivo…. E, mentre Ale sorvegliava la nave ed il suo equipaggio, noto’ qualcosa di strano sotto il mare…. Una grande sfera luminosa sommersa…. Non ci mise molto a capire che quello era il sole…..

Subito chiamò i suoi uomini migliori e insieme a loro cercò di trovare un senso e, soprattutto, una soluzione…. Cosa era successo al sole? Perché invece di sorgere era li sotto? Nessuno sapeva darsi una risposta!
I gabbiani volavano intorno alla grande nave e in quel momento Ale ebbe una delle sue brillanti idee….
Senza il sole la terra non sarebbe sopravvissuta a lungo e bisognava tirarlo fuori di lì….
Il cibo rimasto a bordo era poco ma decise ugualmente di tentare l’impossibile…. Avrebbe attirato tutti i gabbiani con le ultime provviste e con essi i delfini e i tonni….
Avrebbe sacrificato la sua vela più grande per trasportare il sole con il loro aiuto….
I marinai cominciarono a gettare le riserve di cibo nel mare, a centinaia si avvicinarono i piu grandi esemplari di cetacei, e poi squali, tonni e sardine…. Piccole, ma a migliaia….
Ale ordinò di stendere la vela nell’acqua e fu lui stesso a calarsi con essa rischiando la sua stessa vita …. Fu in quel momento che vide una enorme distesa di plancton formare una grande sfera luminosa sotto di loro…. Gli occhi della ciurma erano increduli, nulla si era mai visto prima di cosi magico e irreale…. La natura stava obbedendo al piu valoroso dei pirati…. Al pirata del sole….
I raggi appena emersi già cominciavano a scaldare l’aria e si formò una lunga scia luminosa di plancton che spinse il sole sorreggendolo e lo portò verso est….
Quando fu finalmente giorno e la luce illuminava i dorsi dei pesci che si allontanavano,  i marinai si accorsero che nessuno di essi aveva mangiato le loro provviste tutte ancora intatte sulla vela bianca di Luan…. Ale non aveva salvato solo il sole, con esso aveva dato la vita a tutti quegli animali accorsi in suo aiuto e loro gliene erano grati…. Quella fu la giornata di sole più lunga che l’equipaggio avesse mai visto…. E da quel giorno ogni sera, prima di coricarsi, tutti invocavano il sole di tornare l’indomani mentre fissavano l’orizzonte…..

Viola, Vik, Lulù e il distributore magico di perle…

VIOLA, VIK, LULU’ E IL DISTRIBUTORE MAGICO DI PERLE…

Mentre il vento soffiava forte e le onde si facevano sempre più grandi… I due comandanti delle barche a vela cercarono riparo in una piccola baia poco distante.
La luna quella notte era molto debole… Il suo chiarore si rifletteva a malapena sul manto del mare che, in quel piccolo angolo di costa, sembrava essere finalmente quieto.
Le ancore erano ben affondate nel fondo sabbioso e le piccole marinaie potevano dormire sonni tranquilli e indisturbati!
Fu un riposo lungo e silenzioso… Mentre il sole cominciava a schiarire il cielo ancora imbrunito da quella notte stellata, i primi raggi penetravano dalla tenda dell’oblò della cabina di poppa… La prima ad aprire gli occhi a quel nuovo giorno di vacanza fu, come al solito, Vik che con fare assonnato cominciò a cercare confusamente i suoi occhiali, compagni indispensabili di ogni avventura! Non appena i suoi occhietti scuri si trovarono dietro a quelle grandi lenti Vik si guardò intorno e svegliò subito, o almeno ci provò, la sua dolce Viola…
All’inizio non fu affatto facile interrompere il “letargo” della piccola avventuriera, più Vik la scuoteva e più lei ronfava beatamente nel lettone… Le onde la cullavano e non aveva nessuna voglia di aprire gli occhi… Così fu prima il turno di Lulù che, senza pensarci troppo, si voltò verso Viola e le diede uno scossone sulla faccia che la svegliò in quattro e quattr’otto!
Insomma erano pronte… La pensierosa, la spiritosa e la sdentata… Un’altra avventura le attendeva su quella bellissima spiaggia bianca!
La prima a saltare sul tender fu Vik… Giubbotto di salvataggio allacciato e sguardo perso nell’orizzonte!
Poi toccò a Lulù scendere… Non voleva seguire le procedure di sicurezza e ci fu una lunga lotta tra il giubbotto color arancio e il suo musetto ribelle…!
Infine Viola, con fare organizzato prese il vhf mezzo scarico del suo papà e si tuffò nel tender con il nasino ancora pieno di crema solare spalmata frettolosamente!
C’erano tutte… La missione primo giorno di vacanza stava per cominciare… Via con l’acceleratore e subito l’acqua cominciò a bagnare i capelli spettinati dal vento… La spiaggia era vicina e in pochi istanti si trovarono sul bagnasciuga a giocare e rincorrersi baciate da uno splendido sole che cominciava a farsi alto!
Lulù aveva con sè un sacchetto dove mettere le conchiglie, Viola raccoglieva i piccoli frammenti di vetro consumati dal mare custodendoli come diamanti, Vik era alla ricerca di sassolini colorati e di bastoncini di legno…. E i due papà, i comandanti, distesi sulla spiaggia a contemplare il mare dietro i loro occhiali da sole e sotto i grandi cappelli di paglia… E ogni tanto uno sguardo alle piccole pesti che non dovevano essere perse di vista!
Già… Non dovevano esser perse di vista, ma intanto… Intanto Lulù si era infilata in una piccola insenatura nello scoglio inseguendo un granchietto rosa che se la stava svignando dalla piccola canaglia… Si era allonantata un pò troppo, ma per fortuna Viola si accorse di lei e andò a recuperarla per riportarla alla spiaggia dove Vik stava lavando nel secchiello tutte le pietroline e conchiglie raccolte… Era un bel bottino, pieno di forme e di colori, avrebbero fatto delle meravigliose collanine da vendere sulla spiaggia e nel porto…
Mentre Viola si avvicinava a Lulù si sentì chiamare da una vocina piccola piccola, si guardò intorno, ma non vide nessuno… Ma la vocina continuava a chiamare e così si accorse che sulla sabbia c’era una bellissima conchiglia luccicante, i suoi colori perlacei attirarono subito la sua attenzione… Era grigia con dei magnifici riflessi viola e la bambina allungò la sua manina verso di lei per prenderla… Quando la guardò da vicino si accorse che era piena di perle e continuava a singhiozzarne fuori a centinaia… “Lulù guarda…” gridò verso la sua cuginetta… ” Ci sono un milione di perle, siamo riccheee!!!!”… Lulù corse verso di lei e arrivò subito anche Vik che, quando vide la conchiglia e tutte le perle, cominciò a saltare dalla gioia e si abbracciarono dalla felicità…
Erano fuori controllo, non sapevano cosa fare… Così Vik si tolse il cappello e ci mise affannatamente tutte le perle e anche la conchiglia magica… Ma continuavano ad arrivarne altre e il cappello si faceva piccolo, così Lulù prese il grande pareo della mamma e lo annodò a forma di borsa…
“Accidenti sono davvero tante…” gridò Viola mentre correva col cappello tra le mani…
Ce ne erano di tutti i colori e profumavano di mare… Già immaginavano le belle collane sistemate sul telo pronte da vendere… Ed erano tutte entusiaste mentre correvano verso la spiaggia… Ma in quel momento Viola sentì la vocina chiamarla di nuovo e si fermò… In ginocchio sulla sabbia col suo faccino attaccato alla conchiglia, i suoi occhioni teneri e furbetti erano pieni di curiosità… La vocina si fece più forte e tutte e 3 si trovarono in cerchio ad ascoltarla… Una missione per loro. Aveva una missione per loro… Dovevano aiutarla a tornare nel mare e renderle tutte le perle… Dovevano restituire ogni perla al mare perchè da ognuna di esse sarebbe nato un delfino…
“Abbiamo una missione!!!” Gridò Lulù col suo sorrisone sdentato stampato sul volto… “Corriamo… Salviamo i delfini…”
Viola e Vik la seguirono senza esitare e portarono tutte le perle con loro… Presero la tavoletta gonfiabile di Vik e cominciarono a nuotare… Viola prese un mucchietto di perle e cominciò a lanciarle qua e là intorno a loro… Lulù svuotò il cappello e le vide affondare nel blu una ad una… Vik prese il pareo e lo scosse senza timore lasciando che si disperdessero tutti i tesori nel mare… E infine la conchiglia… La splendida conchiglia smise di singhiozzare perchè la stavano salvando… Le guardò per l’ultima volta e una vaporosa polvere di stelle e sabbia luccicante la fece balzare giù da sola nel mare… E i tre musetti delle bambine restarono senza parlare per un pò… Quando tornarono verso la spiaggia i papà le attendevano per rientrare in barca per il pranzo… E mentre il tender tirava dritto loro guardavano dietro e si accorsero che avevano al collo ognuna una perla legata ad un laccio…. Era la loro ricompensa…. e tutte le sere al tramonto la guardavano e ci vedevano riflesso dentro un delfino…..